La Bernini I Tipo rientra nella serie dei biglietti emessi dalla Banca d’Italia negli anni ’80, rivisitati negli anni ’90 (Bernini II Tipo) con un restyling che lascia invariati i personaggi illustri rappresentati nei tagli maggiori (50.000 e 100.000 lire), e che ne perfeziona le caratteristiche iconografiche.
Inoltre, dal punto di vista della lotta alla contraffazione, grazie all’introduzione di nuovi e piu’ sofisticati sistemi di sicurezza, aumenta notevolmente la complessita’ della fattura della banconota e con essa la difficoltà di riprodurla per i falsificatori, per i quali, durante la Rivoluzione Francese del 1789, era prevista la pena di morte, peraltro espressamente richiamata su alcuni degli Assignats in circolazione.
Il personaggio celebrato in questo biglietto e’ Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), principe del Barocco romano, che nasce a Napoli da Angelica Galante e da Pietro Bernini, questi e’ uno scultore di buona fama, da lui Gian Lorenzo apprende il piacere e l’appagamento che la scultura può regalare sia all’autore che al fruitore della scultura. Il pittore napoletano si forma nella bottega del padre dove realizza i suoi primi lavori nei quali ritroviamo la mano di entrambi gli artisti: la Capra Amaltea, il Priapo, e la Flora.
Lorenzo si trasferisce quindi a Roma dove ottiene la protezione del Cardinale Scipione Borghese e realizza tre opere indimenticabili che attualmente sono custodite nella Galleria Borghese di Roma: il “Ratto di Proserpina”, dove Plutone il dio degli inferi, a gambe divaricate e a braccia protese, afferra la nuda Proserpina, figlia della dea Cerere, che si divincola, sporgendo verso l’esterno la testa, il busto e le gambe, il contrasto non può essere più intenso ed evidente fra il gigantesco ed atletico corpo del minaccioso del dio degli inferi ed il flessuoso e giovane corpo della indifesa Proserpina, “Apollo e Dafne”, dove le figure sono rappresentate nell’istante in cui la ninfa si trasforma in albero e il “David” colto nell’atto di lanciare una pietra e la cui espressione facciale rivela tutto lo sforzo e la tensione del gesto.
Bernini e’ affascinato dal momento di massimo dinamismo corporeo, perpetua nel marmo l’istante nel quale l’energia esplode e si manifesta con il tendersi dei muscoli, nelle torsioni dei busti e nella fierezza dei volti.
Il Papa Maffeo Barberini, che prende il nome di Urbano VIII, gli commissiona il Baldacchino di S. Pietro (1624-1633) da erigere sopra la tomba di Pietro, all’interno della omonima Basilica, un colosso bronzeo alto circa 30 metri, formato da quattro grandi colonne tortili raccordate in alto da una incastellatura di quattro volute, sorrette da angeli, che si incurvano a dorso di delfino.
Bernini in quest’opera ispirata ai baldacchini effimeri usati durante alcune cerimonie religiose come la Quarantore (l’adorazione eucaristica per quaranta ore durante la Settimana Santa), rende eterna e solidifica nel bronzo una invenzione provvisoria e temporanea, mantenendone intatto il senso di trionfo dell’effimero, che acquista, in un contesto atemporale, una valenza dissonante e proprio per questo ipnotica.
Nel 1629 Urbano VIII nomina Lorenzo Bernini Architetto Sovrintendente alla Fabbrica di S. Pietro, in questa veste egli progetta e realizza un nuovo tipo di fontane dette “a vasca ribassata” come la “Fontana del Tritone” in Piazza del Tritone e la “Fontana della Barcaccia” in Piazza di Spagna.
Nel 1644 muore Papa Urbano VIII e gli succede Papa Giovanni Battista Pamphili, detto Innocenzo X, per il quale realizza la “Fontana dei Quattro Fiumi” (1644) a Piazza Navona.
Dal 1647 al 1652 Bernini realizza uno dei suoi capolavori assoluti “L’estasi di Santa Teresa d’Avila“ conservato presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma.
Nella piccola cappella Bernini ricostruisce, attraverso particolari accorgimenti
scenografici, uno scenario teatrale: dalle logge laterali i trapassati della famiglia Cornaro, committenti della cappella, assistono all’estasi che si svolge sull’altare, al centro della scena Santa Teresa, sdraiata e con gli occhi semichiusi, mentre sta per essere trafitta dal dardo dall’angelo, la santa mostra nei tratti del volto un’ estasi cosi sensuale e realistica da far dimenticare la natura mistica e spirituale dell’evento.
Dopo una lunghissima vita dedicata all’arte e dopo aver segnato con il suo stile un’epoca come pittore, architetto, urbanista, scultore, disegnatore, scenografo e creatore di apparati effimeri, Gian Lorenzo Bernini muore a Roma all’età’ di 82 anni, il 28 novembre 1680.
Inoltre, dal punto di vista della lotta alla contraffazione, grazie all’introduzione di nuovi e piu’ sofisticati sistemi di sicurezza, aumenta notevolmente la complessita’ della fattura della banconota e con essa la difficoltà di riprodurla per i falsificatori, per i quali, durante la Rivoluzione Francese del 1789, era prevista la pena di morte, peraltro espressamente richiamata su alcuni degli Assignats in circolazione.
Il personaggio celebrato in questo biglietto e’ Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), principe del Barocco romano, che nasce a Napoli da Angelica Galante e da Pietro Bernini, questi e’ uno scultore di buona fama, da lui Gian Lorenzo apprende il piacere e l’appagamento che la scultura può regalare sia all’autore che al fruitore della scultura. Il pittore napoletano si forma nella bottega del padre dove realizza i suoi primi lavori nei quali ritroviamo la mano di entrambi gli artisti: la Capra Amaltea, il Priapo, e la Flora.
Bernini e’ affascinato dal momento di massimo dinamismo corporeo, perpetua nel marmo l’istante nel quale l’energia esplode e si manifesta con il tendersi dei muscoli, nelle torsioni dei busti e nella fierezza dei volti.
Il Papa Maffeo Barberini, che prende il nome di Urbano VIII, gli commissiona il Baldacchino di S. Pietro (1624-1633) da erigere sopra la tomba di Pietro, all’interno della omonima Basilica, un colosso bronzeo alto circa 30 metri, formato da quattro grandi colonne tortili raccordate in alto da una incastellatura di quattro volute, sorrette da angeli, che si incurvano a dorso di delfino.
Nel 1629 Urbano VIII nomina Lorenzo Bernini Architetto Sovrintendente alla Fabbrica di S. Pietro, in questa veste egli progetta e realizza un nuovo tipo di fontane dette “a vasca ribassata” come la “Fontana del Tritone” in Piazza del Tritone e la “Fontana della Barcaccia” in Piazza di Spagna.
Nel 1644 muore Papa Urbano VIII e gli succede Papa Giovanni Battista Pamphili, detto Innocenzo X, per il quale realizza la “Fontana dei Quattro Fiumi” (1644) a Piazza Navona.
Dal 1647 al 1652 Bernini realizza uno dei suoi capolavori assoluti “L’estasi di Santa Teresa d’Avila“ conservato presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma.
Nella piccola cappella Bernini ricostruisce, attraverso particolari accorgimenti
Dopo una lunghissima vita dedicata all’arte e dopo aver segnato con il suo stile un’epoca come pittore, architetto, urbanista, scultore, disegnatore, scenografo e creatore di apparati effimeri, Gian Lorenzo Bernini muore a Roma all’età’ di 82 anni, il 28 novembre 1680.
Descrizione della banconota
Per il fronte del biglietto, sulla parte destra troviamo un ritratto di Gian Lorenzo Bernini ripreso dall’autoritratto conservato a Roma presso la Galleria Borghese, mentre al centro e’ riprodotto un particolare della fontana del Tritone.
Nel retro del biglietto e’ rappresentata la statua equestre di Costantino conservata in Vaticano oltre ad uno studio per una medaglia commemorativa dell’inaugurazione della Scala Regia situata nella Citta’ del Vaticano e insieme ad una sezione della Scala stessa ricavata da un disegno originale dell’autore conservato, come lo studio per la medaglia, presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.
La filigrana e’ a punto fisso ed e’ costituita da tre elementi: sulla sinistra, guardando il fronte della banconota, troviamo la testina in chiaroscuro del Bernini, sotto di esso il monogramma BI (Banca d’Italia) compreso tra motivi ornamentali piu’ alcuni elementi geometrici con effetto alternato di chiaro e di scuro posti a destra della testina.
La grafica del biglietto e’ intensa e piacevole, la copiosita’ e la mescolanza degli elementi grafici dritti e curvilinei insieme all’uso di un appropriato melange di colorazioni restituisce, a chi osserva il biglietto, quella sensazione di pregio e di valore che una banconota deve ispirare, per sublimarsi da foglietto di carta colorato a segno economico di valore inequivocabile.
La filigrana e’ a punto fisso ed e’ costituita da tre elementi: sulla sinistra, guardando il fronte della banconota, troviamo la testina in chiaroscuro del Bernini, sotto di esso il monogramma BI (Banca d’Italia) compreso tra motivi ornamentali piu’ alcuni elementi geometrici con effetto alternato di chiaro e di scuro posti a destra della testina.
La grafica del biglietto e’ intensa e piacevole, la copiosita’ e la mescolanza degli elementi grafici dritti e curvilinei insieme all’uso di un appropriato melange di colorazioni restituisce, a chi osserva il biglietto, quella sensazione di pregio e di valore che una banconota deve ispirare, per sublimarsi da foglietto di carta colorato a segno economico di valore inequivocabile.
Caratteristiche e riferimenti
- Bozzetto Giovanni Pino
- Incisione Alberto Canfarini (verso) e Franco Zannotti (recto)
- Stampa Stampato in calcografia e letter-set
- Carta Carta lievemente colorata
- Dimensioni mm. 149 x 70
- Circolazione I Tipo dal 1 gennaio 1984 al 31 dicembre 2001
- II Tipo dal 1 dicembre 1992 al 31 dicembre 2001
- Firme I Tipo Carlo Azeglio Ciampi (Governatore) e Vittorio Stevani (Cassiere)
- II Tipo Carlo Azeglio Ciampi o Antonio Fazio (Governatore) e Vittorio
- Stevani o Angelo Amici (Cassiere)
- Contrassegno Leone alato di Venezia sopra agli stemmi di Pisa, Genova e Amalfi (in rosso
- violaceo sfumato in bruno)
dott. Stefano Poddi